LES AMOURS D’UN ROSSIGNOL – Musique pour le flageolet français

25,00

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Description

Les Amours d’un Rossignol
Musiques pour le flageolet français
(Coffret 2 cds + 1 cd vidéo)

Cet enregistrement est le premier entièrement dédié au flageolet. Cette petite flûte à sifflet a connu ses heures de gloire au XIXème siècle puis fut oubliée au début du XXème. Hugo Reyne se fait le virtuose de cet instrument qu’il a redécouvert il y a 40 ans maintenant et vous propose de parcourir son riche répertoire en partant de la fin du XVIIème siècle. Des noms fameux comme Haendel ou Berlioz illustre ce parcours chronologique qui est surtout l’occasion de savourer des musiques inédites et passionnantes : concertos, quatuors, variations, valses, polkas et autres airs pour les oiseaux vont enchanter vos oreilles.

Hugo Reyne, flûte et direction

  • Stéphanie Paulet, Joël Cartier, violons
  • Céline Lamarre, alto
  • Damien Ventula, François Gallon, violoncelle
  • Yannick Varlet, clavecin
  • Natalia Valentin, pianoforte
  • Amélie Pialoux, cornet à piston
  • Rémi Cassaigne, théorbe
  • Enregistrements réalisés les 28 et 29 mai à l’église de l’Herbergement et les 25, 26 et 27 novembre à la salle Aquarelle de l’Herbergement (Vendée)
  • Prise de son, direction artistique, montage et mixage : Céline Grangey et Virginie Lefebvre – Tirsis

« Les Amours d’un Rossignol – Musiques pour le flageolet français », La Simphonie du Marais, Hugo Reyne (flageolet & direction), Coffret 2 cds + 1 CD vidéo, Label Hugo Vox, 2020
Les premières et dernières notes du dernier disque enregistré par la Simphonie du Marais dirigée par Hugo Reyne débutent par la fameuse chanson « À la claire fontaine… » soudainement interrompue par le chant d’un rossignol, plus vrai que nature, sous la forme d’un instrument méconnu, le flageolet. Une surprise et un ravissement ! C’est en effet une première que cet enregistrement entièrement consacré à un instrument perdu de vue et présenté naguère comme un « agréable compagnon » pouvant être transporté dans sa poche aussi bien sur terre qu’en mer…
Hugo Reyne, talentueux directeur de la Simphonie du Marais et flûtiste bien connu de nos lecteurs (lire notre interview), a fait la connaissance de cet instrument en 1980, la plupart d’entre eux munis de clefs couvrent une période allant du XVIIe au XIXe siècle. Facéties et bucolisme alternent, ici, avec cet instrument doué d’un entrain et d’un allant cadrant idéalement avec son interprète.
Ce coffret de deux CD rassemble les fruits d’une véritable enquête sur le flageolet français à partir de 13 d’entre eux, la plupart étant d’époque. Hugo Reyne se fait tour à tour récitant, en français ou en anglais, afin de rappeler l’histoire du flageolet, instrumentiste, et même pédagogue s’il prenait envie à l’auditeur d’apprendre cet étonnant instrument.
Puis viennent de belles découvertes comme cette élégante Passacaille de Jean-Pierre Freillon-Poncein, hautboïste à la cour de Louis XIV, et témoignant des capacités originales du flageolet dans la musique du Grand Siècle. Ravissement encore pour ce concerto The Cuckoo & the Nightingale de Haendel où rossignol et coucou se démarquent de façon singulière pour cette œuvre habituellement interprétée à l’orgue, alors que l’orchestre de la Simphonie du Marais enchante ce tableau musical de la plus charmante manière dans ce finale à l’allegro vigoureux et vibrant.
L’étendue de répertoire de cet instrument à vent souvent méconnu ne cesse de surprendre notamment par ces morceaux de jeunesse d’Hector Berlioz réunis pour cet enregistrement, et surtout ces œuvres d’Edme Collinet, virtuose de l’instrument, et dont l’interprétation proposée, ici, par Hugo Reyne témoigne encore de la richesse de cet étonnant instrument au terme de sa longue histoire.
C’est ce foisonnant patrimoine que restituent avec bonheur, et avec une jubilation manifeste, Hugo Reyne et la Simphonie du Marais dans cet enregistrement aussi plaisant que truculent. »

Philippe-Emmanuel Krautter – Lexnews 

« I sottili incanti del flageolet

Flageolet, strumento il cui nome è poco familiare a chi ama la musica, eppure ha una sua rilevanza, perché rientra nella famiglia dei flauti. Inventato verso la fine del XVI secolo in due versioni, quella francese e quella inglese, tecnicamente non molto dissimili, il flageolet si proponeva (e si propone) come una colorita miscela di piffero, flautino, zufolo e, nella sua essenza sonora, un che di mitologico. La siringa di Pan, la voce dei boschi e delle acque, e come tale figurò nel celebre “Ballet comique de la Reine”, rappresentato nel 1581 nel Petit Bourbon di Parigi. Il flageolet cominciò a conquistarsi un suo spazio, incontrando anche il favore di musicisti importanti quali Haendel, Rameau, Mozart, Gluck e raggiungendo la sua fama “mondana” nel 1800, con la danza della Quadriglia (“flageolet de quadrille”). Ebbe fortuna durante la Belle Epoque poi, dopo il carnaio del ’15-’18, lo strumento cadde nell’oblìo e solo di recente Hugo Reyne, l’eccellente musicista che i lettori ben conoscono (le mie recensioni dei concerti di Bach, Corelli, Haendel, Telemann, Rameau, Couperin), ha riscoperto non solo lo strumento in sé ma un suo uso molto intrigante. Risale alla metà del XVII secolo, quando il flageolet veniva utilizzato per educare al canto gli uccellini in cattività. Una variegata e colorita gamma espressiva che non poteva non destare la curiosità di un virtuoso del flauto e il risultato è un elegante cofanetto con 2 cd e un dvd dove Reyne presenta i 13 flageolets che compaiono nei brani in programma.

Un percorso temporale di due secoli, da metà del XVII a metà del XIX secolo, che si apre e si chiude con “A la claire fontaine”, simbolicamente, perché questa canzone infantile esprime un po’ il senso fra gioco e idillio musicale dell’intero album. Il flageolet, come commenta Reyne, è uno strumento di compagnia, una compagnia gradevole, che genera serenità. E’ il contatto, sia pure artificiale, con le voci della natura, l’usignolo secondo Thomas Greeting o le variazioni canore di Mr Hills (il  ciuffolotto, il canarino, il fanello, la tottavilla o lodola arborea, l’usignolo indiano). Qui ben si evidenziano le capacità linguistiche del flageolet, soprattutto le sue infinite sfumature che rendono il florilegio quanto mai godibile all’ascolto anche pensando al suo uso “educativo” (Hills ha composto ad uso dei suoi piccoli studenti alati). E si prosegue con una bella quanto morbida passacaglia di Jean-Pierre Freillon-Poincein per flageolet e basso continuo ed il frizzante “Prélude et  Marche de Surlaube” di Martin Hotteterre, musicista alla corte di Luigi XIV. Più complesso il discorso per Haendel, “Concerto per cuculo e usignolo”, dove violino, alto e b.c. fanno da cornice ad un flageolet a becco dall’incedere molto civettuolo. Una sorta di panegirico dell’usignolo firmato da Buffon, l’autore della monumentale “Histoire Naturelle”, introduce al brano squisitamente onomatopeico di François-Adrien Toulan, che fu ghigliottinato per aver tentato di salvare Maria Antonietta. E con un quartetto dal delizioso allegro cantabile ed un concerto per flageolet ed orchestra, solare e dagli echi mozartiani, entrambi di Michel Yost, famoso come clarinettista, si chiude alla grande il primo cd.
Ma il secondo capitolo non è da meno, a cominciare dal “Concerto in sol maggiore” di Nicolas Pfeilsticker che Reyne, grande ricercatore, ha scovato nella Biblioteca Reale di Madrid. Un pezzo gradevole per flageolet e orchestra, così come il successivo quartetto di Anna-Friedrike Heinel, altra riscoperta di Reyne, poi è la volta di Hector Berlioz, un delizioso pezzo giovanile per flageolet e piano. Siamo così entrati nel XIX secolo che vede lo strumento passare dal suo ruolo originario di “melos ornitologico”, per così dire, a quello di conduttore, accompagnatore e, in un certo senso, coreografo. E’ il tempo della danza, del ballo di gruppo, inaugurato da Edme Collinet, un gran virtuoso del flageolet che lui adattò allo spirito di quegli anni, come dimostrano “Sérénade” e “Introduction andantino et Variations”. Il passo successivo è la Quadriglia, qui ben rappresentata da composizioni orecchiabili quanto vivaci (“L’Aglae”, “La Zoè”, “La Lucie” e soprattutto “L’Arsène & L’Amèlie”). Ora è pieno clima di festa, dame e cavalieri che ondeggiano in vasti saloni con l’orchestra che si scapriccia al ritmo della musica di due grandi parigini ingiustamente dimenticati. Da un lato gli scatenati ma elegantissimi valzer di Louis-Antoine Jullien e dall’altro le battute incalzanti del “re della quadriglia”, Philippe Musard (in particolare il “Galop”). E, ancora, i virtuosismi di Jean Carnaud, il flageolet che chiacchiera con il piano, Narcisse Bousquet, il flageolet e l’orchestra in guisa di opera leggera, Eugène Damaré, il flageolet impegnato in una robusta polka. E si chiude come si era iniziato, in moto circolare, con  “A la claire fontaine”.
Decisamente una ghiotta novità questo doppio cd che fa rivivere un momento molto particolare della storia della musica, una squisita variazione di quello strumento, il flauto, che già in sé racchiude infinite possibilità. E Reyne si impegna a fondo in questa sua nuova esperienza di ricerca, ben coniugando l’aspetto ludico e quello melodicamente più strutturato. Il colore soprattutto, un trapassare continuo dall’appena sfumato a tonalità briose e dal meditativo al gridato, una griglia di sensazioni  che rendono l’ascolto assolutamente godibile (anche perché, come su accennato, sono 13 i flageolet usati in repertorio e ognuno ha una “pronuncia” diversa). Non ci sono vuoti in questo denso percorso sonoro, delizioso florilegio musicale che permette di (ri)scoprire le virtù nascoste del flageolet français, qui presentato in anteprima mondiale. E bisogna esserne grati a Hugo Reyne, insieme alla sua infaticabile Simphonie du Marais, coadiuvati, nei brani più complessi, dalla Orchestre XVIIIème e Orchestre XIXème.

“Les Amours d’un Rossignol” (Musique pour le flageolet français), la Simphonie du Marais diretta da Hugo Reyne, 2 cd + dvd, Hugovox, euro 25. Per informazioni www.simphonie-du-marais.org »

Antonio Mazza – News Arte & Cultura

Traduction :

Les charmes subtils du flageolet

Flageolet, instrument dont le nom est peu familier à ceux qui aiment la musique, mais il a sa pertinence, car il fait partie de la famille des flûtes. Inventé vers la fin du Xvie siècle en deux versions, celle française et celle anglaise, techniquement pas très dissemblables, le flageolet se proposait (et se propose) comme un mélange coloré de flûte, de flûte, de zufolo et, dans son essence sonore, un que de mythologique. La seringue de Pan, la voix des bois et des eaux, et en tant que telle figure dans le célèbre « Ballet comique de la Reine », représenté en 1581 dans le Petit Bourbon de Paris. Le flageolet commença à conquérir son espace, rencontrant aussi la faveur de musiciens importants tels que Haendel, Rameau, Mozart, Gluck et atteignant sa renommée « mondaine » en 1800, avec la danse du Quadrille (« flageolet de quadrille »). Il eut de la chance pendant la Belle Epoque puis, après le carnage du ’15-’18, l’instrument tomba dans l’oubli et récemment seulement Hugo Reyne, l’excellent musicien que les lecteurs connaissent bien (mes critiques des concerts de Bach, Corelli, Haendel, Telemann, Rameau, Couperin), il a redécouvert non seulement l’instrument lui-même, mais son utilisation très intrigante. Il remonte au milieu du Xviie siècle, lorsque le flageolet était utilisé pour éduquer les oiseaux en captivité. Une gamme variée et colorée expressive qui ne pouvait pas ne pas éveiller la curiosité d’un virtuose de la flûte et le résultat est un élégant coffret avec 2 cd et un dvd où Reyne présente les 13 flageolets qui apparaissent dans les morceaux programmés.

Un parcours temporel de deux siècles, du milieu du Xviie au milieu du Xixe siècle, qui s’ouvre et se termine par « A la claire fontaine », symboliquement, parce que cette chanson enfantine exprime un peu le sens entre jeu et idylle musicale de l’album entier. Le flageolet, comme le commente Reyne, est un instrument de compagnie, une compagnie agréable, qui engendre la sérénité. C’est le contact, même artificiel, avec les voix de la nature, le rossignol selon Thomas Greeting ou les variations de chant de Mr Hills (la touffe, le canari, le fanelle, la tottavilla ou la lodola arborée, le rossignol indien). Ici on met bien en évidence les capacités linguistiques du flageolet, surtout ses infinies nuances qui rendent le florilège plus que jamais jouissable à l’écoute même en pensant à son usage « éducatif » (Hills a composé pour l’usage de ses petits étudiants ailés). Et on continue avec une belle et douce passe de Jean-Pierre Freillon-Poincein pour flageolet et basse continue et le pétillant « Prélude et Marche de Surlaube » de Martin Hotteterre, musicien à la cour de Louis XIV. Plus complexe le discours pour Haendel, « Concerto pour coucou et rossignol », où violon, grand et b.c. encadrent un flageolet à bec à l’incedere très coquette. Une sorte de panégyrique du rossignol signé par Buffon, l’auteur de la monumentale « Histoire Naturelle », introduit au morceau exquisément onomatopée de François-Adrien Toulan, qui fut guillotiné pour avoir tenté de sauver Marie-Antoinette. Et avec un quatuor au délicieux joyeux chant et un concert pour flageolet et orchestre, solaire et des échos de Mozart, tous deux de Michel Yost, célèbre comme clarinettiste, ferme le premier CD.
Mais le deuxième chapitre n’en est pas moins, à commencer par le « Concerto en sol majeur » de Nicolas Pfeilsticker que Reyne, grand chercheur, a trouvé à la Bibliothèque Royale de Madrid. Une pièce agréable pour flageolets et orchestre, ainsi que le quatuor suivant d’Anna-Friedrike Heinel, autre redécouverte de Reyne, puis c’est au tour d’Hector Berlioz, une pièce de jeunesse délicieuse pour flageolets et piano.Nous sommes ainsi entrés dans le Xixe siècle qui voit l’instrument passer de son rôle originaire de « mélodies ornithologiques », pour ainsi dire, à celui de conducteur, d’accompagnateur et, en un certain sens, de chorégraphe. C’est le temps de la danse, du bal de groupe, inauguré par Edme Collinet, un grand virtuose du flageolet qu’il adapta à l’esprit de ces années, comme le montrent « Sérénade » et « Introduction andantino et Variations ». L’étape suivante est la Quadrille, ici bien représentée par des compositions aussi vivaces et accrocheuses (« L’Aglae », « La Zoé », « La Lucie » et surtout « L’Arsène & L’Amèlie »).Maintenant il y a plein de fêtes, de dames et de chevaliers qui se balancent dans de vastes salons avec l’orchestre qui s’enfuit au rythme de la musique de deux grands parisiens injustement oubliés.

D’un côté les valses déchaînées mais très élégantes de Louis-Antoine Jullien et de l’autre les plaisanteries pressantes du « roi du quadrille », Philippe Musard (en particulier le « Galop »). Et, encore, les virtuoses de Jean Carnaud, le flageolet qui bavarde avec le piano, Narcisse Bousquet, le flageolet et l’orchestre en tant qu’opéra léger, Eugène Damaré, le flageolet engagé dans une solide polka. Et il se ferme comme il avait commencé, en mouvement circulaire, avec « A la claire fontaine ».
Décidément une nouveauté ce double cd qui fait revivre un moment très particulier de l’histoire de la musique, une exquise variation de cet instrument, la flûte, qui déjà en soi renferme des possibilités infinies.

Et Reyne s’engage à fond dans cette nouvelle expérience de recherche, en conjuguant bien l’aspect ludique et mélodiquement plus structuré. La couleur surtout, un passage continu de la fraîcheur nuancée à des tons vifs et de la méditative au cri, une grille de sensations qui rendent l’écoute absolument agréable (aussi parce que, comme mentionné ci-dessus, il y a 13 flageolets utilisés dans le répertoire et chacun a une « prononciation » différente). Il n’y a pas de vides dans ce parcours sonore dense, délicieux florilège musical qui permet de (re)découvrir les vertus cachées du flageolet français, présenté ici en avant-première mondiale. Et il faut en être reconnaissant à Hugo Reyne, avec son infatigable Simphonie du Marais, aidés, dans les morceaux les plus complexes, par l’Orchestre Xviiième et Orchestre Xixème.

« A la découverte du flageolet français, avec Hugo Reyne et La Simphonie du Marais

Les Amours d’un Rossignol. Musique pour le flageolet français. Œuvres de Greeting, Banister, Hills, Freillon-Poncein, Hotteterre, Haendel, Toulan, Yost, Pfeilsticker, Heinel, Berlioz, Collinet père, Roy, Jullien, Musard, Carnaud, Bousquet et Damaré. La Simphonie du Marais, Hugo Reyne, flageolet et direction. 2020. Livret en français et en anglais. Deux CD (62.50 et 65.20) + un DVD (35.00). HugoVox 002.

Lorsque cette insolite production a été mise en début d’année sur le marché, il y était précisé que La Simphonie du Marais donnerait son dernier concert au Logis de la Chabotterie, en Vendée, en septembre prochain et que Hugo Reyne, après une aventure dont il a été l’initiateur en 1987 et le directeur musical pendant 33 ans, reprendrait alors sa carrière de musicien en solo. Les événements sanitaires étant ce qu’ils sont, les mesures mises en place permettront-elles à ce concert d’avoir lieu à la date prévue, c’est-à-dire le 19 septembre ? Le site de La Simphonie du Marais annonce le report ou l’annulation de certains concerts d’été, mais ne donne pas de précision quant à ce « concert d’adieu », dont on ne peut qu’espérer qu’il puisse avoir lieu.

Né en 1961 à Paris, Hugo Reyne étudie la flûte à bec puis le hautbois. Entre autres récompenses, il remporte en 1984 le premier prix de musique de chambre du Concours International de Bruges. Il entame une carrière de soliste, enregistre Corelli, Bach, Haendel, Vivaldi et bien d’autres, participe à l’aventure baroque avec Brüggen, Herreweghe, Leonhardt ou Savall, est musicien d’orchestre et effectue des tournées dans le monde entier. Il fonde son propre ensemble en 1987, la Simphonie du Marais, avec laquelle il enregistre une cinquantaine de disques salués par la critique (on se souviendra notamment de la formidable intégrale des Symphonies pour les soupers du Roy de Michel-Richard de Lalande en 1990). Cet hyperactif devient aussi directeur musical de plusieurs festivals, il enseigne dans de nombreux lieux, il dirige d’autres formations. Il nourrit en plus une passion pour l’édition de partitions anciennes et la recherche musicologique. C’est dans ce dernier contexte que le présent album, insolite et original, va voir le jour. Il s’agit en effet du premier enregistrement entièrement dédié au flageolet français du XVIIe au XIXe siècle et à son répertoire. Dans la notice qu’il signe lui-même, Hugo Reyne explique qu’il a fait connaissance avec cette petite flûte à sifflet en 1980 à l’occasion d’une visite au Musée des instruments de musique du Conservatoire National de Musique de Paris, et qu’il a été tout de suite fasciné « par ces sortes de flûtes à bec pour la plupart munies de clefs ». Avant toute audition, on lira les quatre pages que Hugo Reyne consacre, avec un sens de la synthèse aiguisé, à ce flageolet français spécifique et à son historique. Et puis, avant de se lancer dans le parcours des deux CD, on visionnera le passionnant DVD d’une durée de trente-cinq minutes qui est joint : Hugo Reyne y fait une présentation, chaleureuse et enjouée, des treize flageolets utilisés, avec des extraits de concerts et d’enregistrements. Un nécessaire régal préparatoire à l’enchantement que sera ensuite la découverte du programme, intitulé Les Amours d’un Rossignol. Le titre ce cet enregistrement m’a été suggéré par une œuvre d’Eugène Damaré qui est d’ailleurs l’un des derniers compositeurs à avoir écrit pour le flageolet. Le rossignol étant le roi des oiseaux chanteurs, le flageolet ayant été utilisé pour « instruire » les oiseaux domestiques, les différents morceaux du répertoire portant pour titre le nom de cet oiseau, tout m’a incité à adopter ce titre, précise encore Hugo Reyne. Le moment est venu de se plonger dans deux bonnes heures de délices musicaux.

Le premier CD est consacré à des œuvres des XVIIe et XVIIIe siècles et donne accès à des pièces de compositeurs peu fréquentés, même si on y trouve une transcription d’une page d’un concerto pour orgue de Haendel. Le tout s’ouvre par la chanson « A la claire fontaine… » dans laquelle on sait qu’« un rossignol chantait ». Cet air enfantin du XVIIe clôturera aussi le second CD. Le parcours, enchanteur et raffiné, passe par Londres sous Charles II, avec des airs de Thomas Greeting (c.1640-1682), John Banister (1630-1679) ou Mr. Hills, né vers 1700, qui les composa « pour être appris aux oiseaux domestiques » !  De façon récurrente, Hugo Reyne annonce lui-même les titres et récite l’un ou l’autre texte de l’époque, éclairant ainsi de manière érudite chaque découverte. Après les Anglais, les Français prennent la place ; parmi eux, Michel Yost (1754-1786), dont deux pages referment le premier disque. Yost est considéré comme l’un des premiers clarinettistes virtuoses et comme le fondateur de l’école de clarinette française. Il a laissé pour son instrument une petite quinzaine de concertos et une trentaine de quatuors. Quatre de ses concertos ont été arrangés pour le flageolet. Celui en mi bémol majeur ici joué est un moment éblouissant, d’un charme irrésistible.

Tout aussi éblouissant est le Concerto en sol majeur de Nicolas Pfeilsticker (178-1820) qui ouvre le second CD, consacré au XIXe siècle. Hugo Reyne en a trouvé la trace à la Bibliothèque Royale de Madrid. Dans d’autres étapes de sa recherche de musicologue inlassable, Reyne a eu aussi accès au quatuor de Frédéric Heinel (1753-1808), qui fut probablement une compositrice de Bayreuth et prit un nom masculin pour publier à Paris. Le flageolet est lié aux formations destinées à la danse. Les noms de Philippe Musard (1792-1859) et de Louis Jullien (1812-1860) sont de nos jours totalement oubliés, alors qu’en ce temps-là, ils étaient connus dans maints pays, Hugo Reyne précisant même : Nous avions alors la musique de danse la meilleure du monde, et les valses de Vienne, dont on nous rebat les oreilles aujourd’hui, n’en étaient que de pâles imitations…. Une appréciation dont on laissera la liberté à notre flageolettiste, mais on reconnaîtra que la séduction et la vitalité habitent ces valses et galops. Un clin d’œil à Berlioz : un extrait de ses Mémoires est récité ; dans une romance des environs de 1819, Le Dépit de la bergère, apparaît le mot « flageolet ». Bien avant la Symphonie fantastique, Berlioz avait débuté grâce au flageolet, qu’il raillera dans les Grotesques de la musique (Lyon, Symétrie, 2022, p. 44). Ici, le piano accompagne un flageolet Collinet des environs de 1820. On savourera encore des pages avec orchestre bien enlevées de Narcisse Bousquet (c.1800-1869) ou de Eugène Damaré (1840-1919). On y retrouve les parfums des kiosques de la fin du XIXe siècle avec cornets à piston, trombones, ophicléide ou percussions… Hugo Reyne ne manque pas de souligner que toutes ces œuvres, enregistrées dans un son superlatif, en 2015 pour les concertos et en 2019 pour les autres morceaux, sont des premières mondiales.

Voilà un album qui sort tout à fait de l’ordinaire, servi avec ferveur, dévotion et allégresse par un Hugo Reyne des plus enthousiastes, maîtrise absolue des divers flageolets à l’appui, les musiciens de la Simphonie du Marais, dont la composition est différente selon les concertos joués, lui accordant en retour les fruits d’un remarquable travail collectif que l’on saluera pour le plaisir qu’il nous donne. Dans sa notice, Hugo Reyne dit qu’il espère pouvoir « donner un disque de flageolet anglais et un autre d’ocarina ». Le défricheur n’est donc pas encore au bout de ses aventures… Ainsi conçu, cet album apparaît non seulement comme un apport musical de qualité, mais sa conception même, avec la présentation visuelle des instruments par le biais d’un DVD, prend une valeur documentaire, pédagogique et historique qui en fait un bel objet de collection. »

Note globale : 10

Jean Lacroix – Crescendo Magazine

« Musique pour flageolet avec H. Reyne

«Les amours d’un Rossignol – Musique pour le flageolet français»
Thomas Greeting : Nightingale
John Banister : Flageolet et basse continue
Mr Hills : Flourish & Air for the Bull Finch – Flourish & Air for the Canary Bird – Flourish & Air for the Linnet – Flourish & Air for the Woodlark – Flourish & Air for the East India Nightingale
Jean-Pierre Freillon-Poncein: Passacaille
Martin Hotteterre : Prélude et Marche de Surlaube
Georg Friedrich Händel : Concerto pour orgue «Le Coucou et le Rossignol», HWV 295 (*)
François-Adrien Toulan : Prélude & Le Rossignol
Michel Yost : Quatuor, opus II, n° 1 (arrangé par Collinet père) – Concerto V en mi bémol majeur Nicolas Pfeilsticker : Concerto en sol majeur (*)
Frédéric Heinel: Quatuor pour flageolet, violon, alto et violoncelle
Hector Berlioz : Le Dépit de la bergère, H. 7
Edme Collinet : Sérénade n° 1 pour flageolet et piano
Eugène Roy : Quadrille: L’Aglaë, La Zoé, La Lucie, L’Arsène & L’Amélie
Louis Jullien : Le Rossignol (*)
Philippe Musard : Le Bal de l’Opéra: Galops n° 1, 2 et 3
Jean Carnaud : Air varié pour flageolet et piano
Narcisse Bousquet : Gaule et France (air varié) (*)
Eugène Damaré : Fleurs et papillons, Polka-Rondeau, opus 211 (*)
La Simphonie du Marais, Hugo Reyne (flageolet, récitant et direction)
Enregistré en l’église de L’Herbergement (28 et 29 mai 2015 [*]) et à la salle de l’Aquarelle de L’Herbergement (25-27 novembre 2019) – 128’10 (CD) et 35’50 (DVD)
Coffret de deux disques et un DVD HugoVox 002 – Notice bilingue (français et anglais) d’Hugo Reyne

 Sélectionné par la rédaction

Le saviez-vous mais le flageolet n’est pas seulement une variété de haricot blanc, au même titre par exemple que la mogette vendéenne (que doit bien évidemment connaître le maître d’œuvre de ce coffret)! Le flageolet est également un instrument de musique dont il est inutile – et ce serait d’ailleurs plus que fastidieux – de décrire ici l’historique: mieux vaut renvoyer le lecteur au livret d’accompagnement et, plus encore, au blog tenu par Philippe Perlot (conseillé dans la notice par Hugo Reyne), qui nous narre en détail et au gré de divers articles l’histoire de cette petite flûte à quatre trous sur le dessus, qui en compte également deux en dessous pour les deux pouces, et qui aurait été inventée en France par le sieur Juvisy de Paris, qui joua de cet instrument pour le Ballet comique de la Reine de Beaujoyeulx en 1581. Instrument utilisé à travers toute l’Europe (au point qu’il existe, par exemple, un flageolet anglais avec cette fois six trous sur le dessus de l’instrument), requis par divers compositeurs de renom (réécoutez l’air formidable «Di due rai languir costante» de Vivaldi qui figure dans le non moins essentiel disque de Cecilia Bartoli «The Vivaldi Album» où la soprano est accompagnée de deux flageolets solistes!), il a donné lieu à une musique méconnue mais étonnement foisonnante jusqu’au début du XXe siècle avant qu’il ne tombe progressivement dans l’oubli.

Il fallait bien quelqu’un d’aussi original et passionné qu’Hugo Reyne pour relever le défi et nous faire découvrir cet instrument au travers d’un panorama extrêmement complet qui, pour tout amateur ou curieux, fera désormais date.

Commençons par les deux disques, qui nous permettent donc d’entendre le flageolet dans ses œuvres, seul, dans le cadre de pièces de musique de chambre ou même orchestrale, plusieurs concertos figurant en effet au programme. On écoute ainsi avec curiosité ces airs de Hills pour divers oiseaux (bouvreuil, canari, linotte…), illustrant cette mode en vogue surtout au XVIIIe siècle qui consistait à donner des leçons de chant aux oiseaux grâce au flageolet, ce qui permettait ensuite de les vendre plus cher, l’acquéreur sachant ainsi pouvoir compter sur un volatile capable de chanter à la demande l’air à la mode pour le plus grand plaisir de ses invités. Si le concerto de Händel est également des plus intéressants, on écoutera surtout le très beau concerto de Michel Yost (1754-1786), clarinettiste de talent, œuvre donc sans doute initialement destinée à la clarinette mais qui sous l’agilité des doigts de Hugo Reyne témoigne de toute la dextérité dont est capable le flageolet. Concerto de belle ampleur, accompagné par un orchestre conséquent, voilà que souffle un esprit tout mozartien qui se conclut par un Rondeau plein de fraîcheur et d’allant! Le flageolet, capable donc d’être extrêmement mélodieux (la très belle Passacaille de Jean-Pierre Freillon-Poncein où Reyne est idéalement accompagné par François Gallon au violoncelle et Rémi Cassaigne au théorbe), s’accomplit également dans le style galant qui lorgne davantage vers le début du XIXe que vers la fin du XVIIIe: écoutez à ce titre l’arrangement que Collinet père a fait des deux mouvements du Quatuor de Yost.

Le second disque nous fait franchir un nouveau siècle, Hugo Reyne nous faisant cette fois-ci entendre des pièces inédites, à commencer par ce très beau Concerto en sol majeur d’un certain Nicolas Pfeilsticker (c. 1780-c. 1820), dont Hugo Reyne a trouvé la partition à la Bibliothèque royale de Madrid. Trois mouvements où un orchestre digne du Sturm und Drang dialogue avec le soliste dans une harmonie incroyable. Que dire ensuite de ces danses pour flageolet et orchestre de plein air, que l’on imagine sans peine entendre jouées dans un square de la Belle époque alors qu’élégants et crinolines devisent ou écoutent distraitement… Pour autant, Le Rossignol de Louis Jullien (1812-1860), chef d’orchestre mais également flûtiste fameux de l’époque, est plus qu’un morceau d’ambiance: technique du flageolet sollicitée grandement, dialogue impressionnant avec le cornet à piston (dans le premier mouvement, à partir de 2’48), quelle découverte! De découvertes, ces disques n’en manquent décidément pas car qui connaît Narcisse Bousquet (c. 1800-1869) – le deuxième mouvement présenté est un rien martial mais le plaisir sans aucun doute communicatif – ou Eugène Damaré (1840-1919), avec cet agréable Fleurs et papillonspour flageolet et orchestre? Si l’on ignore souvent qui furent ces compositeurs, on ne découvrira certes pas Berlioz mais saviez-vous, comme le rappelle Hugo Reyne (qui entrecoupe les extraits musicaux de diverses lectures de traités, témoignages, mémoires d’époque…), qu’il a découvert la musique avec un flageolet et qu’il a même composé une romance, Le Dépit de la bergère (il avait alors 16 ans) pour flageolet et piano, que Reyne nous donne ici avec Natalie Valentin au pianoforte?

Ce voyage musical d’une richesse inattendue (je fus le premier surpris!) se double d’un DVD tout aussi instructif puisque, quand on dit qu’Hugo Reyne joue du flageolet, on devrait plus justement écrire qu’il joue de plusieurs flageolets: treize au total requis dans ce panorama! Car, évidemment, la facture instrumentale a évolué et les divers instruments qu’Hugo Reyne nous montre (à commencer par ce modèle de chez Noé Frères, de la première moitié du XIXe) ont peu à peu gagné en taille et se sont dotés de clés qui ont permis, au XIXe siècle, de jouer ainsi des dièses et des bémols. C’est également à cette époque qu’on a pu ajouter des «pompes», sortes de réservoirs dotés d’un tissu qui permettait, placé juste au-dessus du sifflet, d’absorber l’humidité de l’air provoqué par le joueur (c’est notamment le cas du flageolet en la de Collinet, le dixième des treize requis, que l’on peut entendre ici dans les extraits musicaux de Collinet, Jullien ou Musard notamment). Dans ce documentaire d’une bonne demi-heure, qui fait alterner extraits de concerts et de répétitions avec Hugo Reyne présentant ses divers instruments et rappelant quelques détails biographiques sur tel ou tel compositeur (quelle destinée que celle de François-Adrien Toulan qui essaya de faire s’évader Marie-Antoinette et qui finit pour cela sur l’échafaud en 1794 ou quel intéressant rappel que de savoir que Michel Yost avait travaillé avec Vogel, dont le nom est plus connu pour avoir donné notamment quelques belles symphonies dans un style proche de celui de Haydn ou Hoffmeister), on se laisse porter par le voyage à travers l’histoire du flageolet qui tient une place toute particulière chez Reyne. Comment ne pas être d’ailleurs (lui-même semble l’être) un rien ému et admiratif en voyant son vieux classeur où sont notés depuis le début des années 1980 les résultats de ses diverses recherches sur le flageolet, les morceaux cités au détour d’un article ou d’un programme de l’époque, les méthodes référencées…? Le voyage dans le temps est parfaitement illustré par la sophistication croissante des instruments, comme l’illustre cet exemplaire de Gyssens & Cantais (dans les années 1850), que Reyne nous présente certes rafistolé par du scotch et du liège et dont tant le cliquetis que les trous nous rappellent fortement le corps d’une clarinette. Signalons enfin que, aujourd’hui à la tête d’une collection sans doute unique au monde, Hugo Reyne a acheté son premier flageolet en décembre 1980 dans le magasin d’antiquités tenu par Alain Vian, frère d’un certain Boris du même nom.

On l’aura compris: Hugo Reyne, qui a malheureusement décidé de mettre fin à l’aventure de trente ans de la Simphonie du Marais au profit d’une carrière soliste, nous offre là un panorama de référence pour un petit instrument que beaucoup auront sans doute confondu avec la flûte à bec (alors que la perce est fort différente) mais qui a connu ses heures de gloire. Quelle réhabilitation ici! »

Sébastien Gauthier- Concertonet

Poadcast – France Musique

Mardi 19 mai 2020

Emission : Musique Matin présentée par Jean-Baptiste Urbain

https://www.francemusique.fr/emissions/musique-matin/musique-matin-avec-david-grimal-yvan-amar-et-hommage-a-michel-piccoli

A partir de 43min26s

Jeudi 21 mai 2020

Emission : Relax ! présentée par Lionel Esparza

https://www.francemusique.fr/emissions/relax/nouveautes-du-disque-otto-klemperer-dirige-le-chant-de-la-terre-de-mahler-83889

A partir de 20min55s